Dove troviamo segreti più grandi, problemi più complessi che nella psicologia? Quand’è che l’uomo sente di più la sua impotenza se non quando si avvicina, con il bisturi, ai misteri del mondo psichico?
Coscienza, evoluzione. Astraendo questi concetti sembra di guardare dentro ad un vortice senza fondo. In superficie si intravede un po’ di luce, ma quella profondità dove si trovano comprensione e sapienza sarà coperta per sempre dal buio impenetrabile.
E niente, più dell’anima umana, può essere considerato suscettibile di un “ignorabimus”. Ogni tipo di facoltà o cognizione presuppone un soggetto conoscitore ed un oggetto da conoscere, e il soggetto non può mai conoscere se stesso alla perfezione.
Così i confini della psicologia, come forma di studio, sono nell’infinito. Ma questo non scoraggia di certo collaboratori ed eroi di questa dottrina. L’eroe, con un lampo del suo cervello geniale, crea nuovi punti di vista, collegando in modo innovativo nozioni già conosciute; il collaboratore scientifico invece studia, con diligenza infrangibile, le condizioni di vita dei nervi, misura le funzioni cerebrali in millisecondi, e definisce quelle sensazioni elementari ed impressioni sensorie che sono pietre miliari di ogni attività psichica.
Sensazione ed impressione sensoria. Sono questi gli atomi dell’anima, i suoi elementi finali, impossibili da decomporre in particelle minori; è composto da sensazioni ed impressioni sensorie il primo barlume di pensiero del neonato, così come il brillare del genio. Ecco che la scienza, livellatrice di ogni cosa, fa rotolare la sua pietra compensatrice anche su tutto ciò che è mentale, rendendo uguali i piccoli ai grandi.
La coscienza è descritta da Wundt come il legame, la connessione di questi elementi psicologici Zusammenhang der psychischen Gebilde. In altre parole: il congiungimento delle funzioni sensitive, psichiche e di pensiero – in un’unità più elevata. Non bisogna quindi associarla ad un fattore al di fuori e al di sopra delle singole sensazioni, dei pensieri e delle funzioni di volontà, non bisogna pensare a una specie di Io superiore che ragiona, sente e decide in modo autonomo, indipendente dall’obbligo della logica e della necessità. Le varie funzioni psicologiche sono come le ruote di un ingranaggio, e la coscienza non è altro che l’intero marchingegno complicato. Il meccanismo costituisce la totalità delle singole parti, ma allo stesso tempo un insieme più elevato.
Ma questa catena non si ferma ai confini dell’individuo. Fra soggetti in relazione si forma la coscienza di classe, della nazione, della razza, e come unità massima: la coscienza dell’umanità. Il pensiero di questa coscienza massima è la cultura, la civilizzazione; la sensazione, il sentimento è l’amore per i suoi simili; la memoria è la sua storia. Si sbagliano coloro che in questi concetti vedono solamente delle metafore e dei paragoni.
Teoria dell’evoluzione, o genetica: è questa la parola d’ordine nella scienza moderna. Questa espressione significa, nel mondo delle idee, un passo in avanti grande come lo fu la legge della gravitazione di Newton. In passato, lo scienziato aveva la parte dell’osservatore, descrittore, constatatore. Era, insomma, una macchina che registrava tutto in maniera impeccabile. Guardava e vedeva gli esseri viventi e i fenomeni fisiologici in cui erano coinvolti, e descriveva il tutto dettagliatamente. Ma, staccata dalle sue connessioni, ogni nuova scoperta scientifica arricchì solamente un’enorme massa disorganizzata, senza condurre alla comprensione.
Il secolo che sta finendo ora ha portato grossi cambiamenti in tutto ciò. Sono arrivati cervelli brillanti, geniali, che ci hanno rassicurato di tutto ciò che prima riuscivamo solamente ad intuire; che tutto il mondo è uno solo, e che ogni esistenza è un solo stadio dell’evoluzione, quindi dobbiamo cercare le fonti del presente nel passato. E così che è nata la teoria scientifica dell’evoluzione, i cui slogan sono: ereditarietà, evoluzione individuale e della razza, lotta per la sopravvivenza, selezione naturale. Le nuove idee, i nuovi concetti hanno rivitalizzato l’enorme massa disorganizzata della scienza. I vermi conservati sotto spirito nei musei, i vecchi scheletri fossilizzati di animali preistorici si sono come animati, antiche scritture cosparse di polvere sono state lette di nuovo. Passato e presente si sono aggiudicati un posto di rispetto in quella costruzione che simboleggia l’unità del mondo: il monismo, cioè.
La teoria dell’evoluzione rivoluzionò soprattutto le scienze naturali e diventò iniziatrice di tutta una serie di nuove discipline, come l’anatomia comparata, la biologia, l’embriologia. Ma il grosso successo indusse i ricerca-tori a copiare: ben presto la storia, l’etica e l’estetica ricevettero le stesse basi della teoria dell’evoluzione. Il metodo scientifico si dimostrò perciò redditizio anche nelle scienze umane.
Recentemente anche la psicologia ha tralasciato i suoi propri metodi basati puramente sull’introspezione, e si è appropriata del sistema dell’esperimento appartenente alle scienze naturali. Grazie a questo cambiamento di rotta, la psicologia ha cessato di essere una scienza del tutto vaga e fantomatica di cui neanche i devoti fedeli della precisione, cioè i tedeschi, avevano pronta una valida classificazione.
La teoria dell’evoluzione però non si è ancora trovata una posizione di pieno rispetto nel mondo psicologico. I Darwin ed gli Haeckel della psicologia non sono ancora arrivati. L’ontogenesi e la filogenesi dell’anima non sono ancora state scritte –
Bechterev e Forel ne hanno solamente costruito uno schema incompleto.
Eppure, osservando lo sviluppo psicologico dell’uomo, soprattutto dal punto di vista della coscienza, si arriva a dichiarare che lo spirito umano non è un opera a se stante e fissata, ma il coronamento dello sviluppo della vita spirituale, psicologica, i cui elementi sono da ricercare nel passato. Cioè la coscienza, nella natura, è una sola: coscienza animale – coscienza umana: queste sono soltanto differenze di livello.
La dottrina più splendida dell’anatomia comparata e dell’embriologia è proprio quella che sostiene che l’ontogenesi, cioè l’evoluzione individuale, è la ripetizione della filogenesi, cioè l’evoluzione di razza. Dopo la fecondazione, che è l’unione di due cellule, quella paterna e quella materna, non si forma subito una creatura simile ai suoi genitori, bensì un essere organico, che, prima di raggiungere il punto più alto della sua evoluzione, è sottoposto a tutti quei cambiamenti che la sua razza ha subito, dal momento in cui si trasformò da essere monocellulare quale era in una razza di esseri complessi, per esempio di mammiferi.
Ed è così che dovette succedere. L’essere organico, rappresentante della sua razza, deve incorporare nel suo organismo l’intero passato della sua razza e tutti i cambiamenti che vi sono avvenuti. E se una sola fase della filogenesi dovesse mancare dallo sviluppo fisiologico, il risultato sarebbe una creatura deforme e anormale, non il rappresentante vero e perfetto della razza. Questa tesi della teoria dell’evoluzione vale per tutti gli organi del corpo, sistema nervoso compreso. All’inizio del suo sviluppo, l’uomo è un essere monocellulare. La cellula, con l’aiuto della procreazione, si divide in tante cellule separate e uguali. La divisione delle funzioni avviene solamente dopo, quando i vari gruppi di cellule, dipendendo dalla diversità delle funzioni da svolgere, avranno forme anatomiche diverse. E così che la cellula, quasi uguale ad un protozoo, si trasformerà in homo sapiens.
Anzi, per essere precisi, non subito sapiens. Quella parte dell’organismo che si aggiudicò le funzioni del sentire, del movimento, del pensiero, si sviluppò parallelamente con l’evoluzione di tutto l’essere. Nei primi tempi “si differenziano” il cervello, senza struttura, e il midollo spinale, e molto più avanti, forse soltanto al tempo della pubertà, si completa quel meccanismo estremamente complicato che si chiama sistema nervoso centrale.
Gli scienziati non sono più materialisti dogmatici. Fra loro, quelli che ragionano, non affermano più cinicamente che “il pensiero è il muco delle cellule cerebrali”, ma, usando un tono più sottomesso e rispettoso, parlano di parallelismo psico-fisico. Questo significa che ogni funzione psicologica corrisponde ad un processo nel sistema nervoso; l’oscillazione-o “chimismo”-della cellula cerebrale non è quindi più identificato con un pensiero.
Questa contemporaneità della psiche e della fisicità lascia pensare che sia il cervello, sia il mondo psicologico, il sentire, volere e la coscienza siano prodotti di uno sviluppo ontogenetico e filogenetico. L’ovulo fecondato non ha più coscienza degli infusori, contenuti a milioni in una sola goccia d’acqua. Nel corso della sua vita nell’utero, la vita nervosa dell’embrione si limita ai riflessi più elementari, ad un livello che sarà proprio di tanti animali minori per tutta la durata della vita.
Da Psichiatria e Territorio Vol. VIII, N. 3, 1991