| Considerazioni su due poco rimarcati rimarcati “pensieri” di Pascal sulla simmetria |
| Traduzione italiana del prof. Max Beluffi.
Tratto da Ludwig Binswanger Ausgewдhlte Vortrдge und Aufsаtze.Band I: Zur phenomenologischen Anthropologie 1947.Francke Verlag Bern. Un pensiero di Pascal, poco rimarcato, in merito al quale anche il curatore delle “Pensйes” (nella edizione coronata dalla Acadйmie Franзaise) non sa dire molto di piщ se non che, nel caso specifico, si tratta di “un essai intйressant d’explication psychologique”, suona cosi: “Symйtrie, en ce qu’on voit d’une vue, fondйe sur ce qu’il n’y a pas de raison d’oщ voit d’une vue, fondйe sur ce qu’il n’y a pas de raison de faire autrement; et fondйe aussi sur la figure de l’homme, d’oщ il arrive qu’on ne veut la symйtrie du’en largeur, non en hauteur ni profondeur” (1). Incominciamo con la proposizione: “fondйe sur la figure de l’homme”. Il curatore delimita questo “fondamento” della simmetria con le parole: “Nous la voulons surtout en largeur, parce que c’est le sens oщ les hommes eux-mйmes sont symйtriques”. “Figure” dobbiamo tradurlo con “forma>) e non giа con “aspetto”. Ciononostante, nessuno avanza dubbi sulla circostanza secondo cui la simmetria della forma umana emerge a colpo d’occhio dal solo suo aspetto. Da ciт deriva anche che l’abolizione della simmetria umana и molto piщ disturbante – cioи agisce in modo irritante o scoraggiante e respinge chi ne и affetto in una sinistra “lontananza umana” – se essa viene evidenziata da una paralisi facciale periferica o da un naevus (fiammeus) come anche da una cifoscoliosi o da un braccio amputato (2). |
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| Ciт che Pascal qui ha visto и soltanto una parte della questione, questione che il giovane Wцlfflin ha una volta concettualizzato con queste parole: “L’immagine del nostro esserci corporeo si rappresenta soprattutto come tipo, ed и in base a questo che noi giudichiamo tutte le altre manifestazioni” (3).
Inoltre la simmetria и qualcosa che l’uomo vede ovvero coglie d’un solo colpo d’occhio ovvero con un’occhiata. Di conseguenza essa sarebbe qualcosa di riposante di statico. La larghezza (largeur) in effetti puт essere “veduta” d’un sol colpo d’occhio. Ciт che ad essa corrisponde dal punto di vista verticale non и l’altezza nй la profonditа, ma sibbene la grandezza. Altezza e profonditа – come del pari sembra che Pascal giа abbia intuito – non sono “concetti” statici ma dinamici; essi non si lasciano cogliere “a colpo d’occhio”, ma soltanto, anche se non impercettibilmente, nel contesto di un percorso di risguardo a una distanza di almeno due “punti di vista”, quello di partenza e quello di arrivo. Ovviamente un simile percorso и possibile anche sul piano orizzontale. Qui perт non parliamo piщ di larghezza, ma piuttosto di ampiezza e di ristrettezza. Per queste ragioni non possiamo considerare anche la simmetria come qualcosa che sia solamente statico, ma dobbiamo riconoscere anche in essa un momento dinamico. In realtа, “l’immagine del nostro Esserci corporeo” non и soltanto qualcosa di riposante, ma anche un qualcosa di mobile e di mosso verso sinistra e verso destra, verso l’alto e verso il basso. Questa circostanza, perт, costituisce uno dei motivi fondamentali per cui l’immagine corporea del nostro Esserci и decisiva, nel senso piщ proprio della parola, cioи и fissatrice di norma, per il nostro Esserci complessivo, anche per quanto di “mobile e mosso” esiste nel nostro Esserci psichico e spirituale. Poichй mentre non possiamo parlare di una larghezza psichica e, quanto alla “grandezza dell’animo”, se ne puт parlare solo in senso traslato ed enfatico, ben dobbiamo parlare, nell’ambito puramente antropologico, invece dell’ampiezza e della ristrettezza, dell’altezza e della profonditа psichica e spirituale. Ciт и giа stato riconosciuto da Eugen Minkowski nel suo libro “Verso una cosmologia” (1936) (Cfr. “La triade psicologia”) ed и stato dimostrato sufficientemente anche dalla nostre proprie “Analisi esistenziali”. Se si cerca un esempio evidente della unitа “corpo, psiche e spirito”, indistinguilmente mobile, basta che si consideri un direttore d’orchestra, il quale “dirige” non solo con le mani ed i piedi, ma addirittura con tutto il suo corpo; qui, se uno ha occhi per “vedere” risulta dimostrata oggettivamente ed “ictu oculi” l’unitа della “commozione” (“cummotione”) somato-psichico-spirituale. La circostanza che all’essenza dell’uomo appartengono non soltanto l’ampiezza e la ristrettezza, ma anche l’altezza e la profonditа tutto ciт l’uomo lo deve essenzialmente alla sua andatura eretta e al suo “portamento” eretto. Si aggiunga a questo il fatto che entrambe queste attribuzioni non sono per lui innate, ma che egli, innanzitutto, le deve apprendere. “Neppur uno fra i mammiferi raggiunge il proprio ben commisurato portamento eretto con uno sforzo cosi attivo e solo a cosм lunga distanza dalla nascita come l’uomo”. La dimensione verticale, “le psichisme ascensionel”, come lo definisce Bachelard, и e resta per l’uomo la direzione significativa dello sforzo e della volontа (Cfr. BACHELARD: L’Air e les Songes, Paris, 1943) (4). Con ciт non contrasta in nessun modo, anzi conferma, la circostanza che la verticale antropologica rappresenta al tempo stesso la direzione significativa dell’essere sollevati in su verso l’alto e quella della caduta verso il profondo; poichй ciт che sta alla base delle due forme della verticalitа antropologica и il “concetto antropologico originario” della gravitа: nello sforzo o nel volere (nell’accezione piщ vasta di questa parola) si tratta di un superamento della gravitа attraverso il “portamento eretto” e la “deambulazione eretta” quali espressioni della “risoluzione”, una forma indirizzata propriamente verso l’autentico futuro della temporizzazione; nell’essere sollevati in alto e nel cadere si tratta della posizione distesa, accosciata, penzolante, precipitante ovvero del corrispettivo movimento, intesi entrambi nel senso dell’essere dato in balia della gravità. Da Psichiatria e territorio Vol. VI Num. 1 (1989) |
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